L’origine delle saline, secondo il pensiero comune, risale ai Fenici, i quali, per la buona disposizione della costa, ampiamente pianeggiante, e per le favorevoli condizioni climatiche, - venti, temperatura, umidità -, impiantarono dei bacini per l’estrazione del sale, che poi esportavano nei paesi mediterranei.
La prima fonte sulle Saline sarebbe Anco Marzio, IV Re di Roma, - 640/616 a.C. -, il quale, secondo Tito Livio, avrebbe istituito Saline intorno alla città:
"in ore Tiberis Ostia urbs condita, salinae circa factae sunt", "alle foci del Tevere fu fondata la città e, tutto intorno, istituite Saline".
La prima fonte documentale, invece, sulle Saline risale al periodo della prima guerra punica, - 241 a.C. -, individuata negli scritti di Plinio il Vecchio, quando la Sicilia divenne la primaria provincia Romana,
Bisogna arrivare all’anno 1000 per avere notizie certe sulle Saline della Sicilia Sud Occidentale.
Nel 1154, il Geografo Arabo Edrisi, - Abu-Abd-AllaH-Muhammad-Ibn-Abd-Allah-Ibn-Idris -, letteralmente cita:
"Trapani, città delle primitive e antichissimo soggiorno, giace sul mare che la circonda d’ogni lato, non entrandosi se non che per un ponte, dalla parte di levante.
Il porto è sul lato meridionale; porto tranquillo, senza movimento: quivi un gran numero di legni sverna sicuro da tutti i venti, rimanendovi cheto il mare mentre fuori imperversano i flutti.
In questo porto si prende una quantità strabocchevole di pesce; vi si tende anco di grandi reti al tonno.
Si trae similmente dal mare di Trapani del corallo di prima qualità.
Dinanzi la porta della città giace una salina.
Il distretto è grande e vasto, con terreni generosissimi, adatti ad seminagioni, dai quali si cava ubertose produzioni e grandi ricchezze.
Trapani racchiude comodi mercati ed copiosi mezzi di sussistenza".
Nel 1183, altro geografo Arabo, Abu Al Husayn Ibn Giubayr, descrivendo la città di Trapani, cita,
"Si conta della città di Trapani nell’Isola di Sicilia, che Iddio la renda ai Musulmani:
"Città di poco spazio e di non grande dimensione, murata, bianca come una colomba………..".
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     L’economia Siciliana, con l’avvento degli Svevi, conobbe un periodo di grande prosperità, dovuta soprattutto all’impulso che Federico II diede ai commerci ed agli scambi con gli altri Paesi del Mediterraneo.
Nel 1231 il sovrano Svevo, con le Costituzioni di Melfi, rendeva le saline trapanesi monopolio della Corona, penalizzandole, con l’aumento del prezzo del sale che determinò notevoli difficoltà per la vendita.
Alla città di Trapani, sotto la dominazione Aragonese, furono concessi dei privilegi.
Il porto di Trapani era fra i più fiorenti dell’isola, anche a causa del notevole sviluppo del commercio del sale.
Tale notizia viene riportata dallo storico Trasselli, il quale riferisce che tali privilegi non furono "il frutto né di un benevole capriccio di un sovrano, né di una capricciosa richiesta", bensì dipesero da una situazione economica che vedeva il porto di Trapani tra i più fiorenti dell’Isola, anche a causa del notevole sviluppo del commercio del sale.
Nè è conferma il grande movimento migratorio che si riversò su Trapani dalle città limitrofe e persino da Messina.
Oltre alle famiglie locali, che negli anni successivi ebbero un ruolo preminente nelle attività politiche ed economiche della città di Trapani, quali i De Naso ed i Fardella, vennero mercanti dalla Spagna, ai quali il Re D’Aragona, a saldo dei debiti personali, aveva concesso una posizione privilegiata nell’isola.
Tra questi, ricordiamo Antonuccio De Anselmo, Valerio Morana e Tolomeo Reda che impiantarono delle saline che ancora oggi conservano il nome dei loro primi proprietari.
Secondo G.L. Barberi, a partire dalla metà del XIV sec, sotto Ludovico d’Aragona  e poi sotto il successore Federico IV, una o più saline, appartenenti al demanio regio, furono concesse ai feudatari come ricompensa per l’opera svolta durante la pestilenza del 1346.
Per il Garufi la più antica salina del litorale trapanese è quella impiantata nel 1101 nell’isola di San Pantaleo in Marsala,  l’antica Mothia, per concessione dal Re Ruggero il Normanno ai Monaci basiliani di Santa Maria della Grotta, confermata in Palermo con diploma datato 16 Maggio 1131.
Secondo atto Concessorio ad impiantare Salina fu rilasciato  nel 1347 dai Re Alfonso e Ferdinando D’Aragona al Medico Trapanese Roberto De Naso, in ricompensa dell’opera svolta durante un’epidemia di peste; nel 1349 si ha notizia di una Concessione in feudo delle Saline della Curia; nel 1401 di una Concessione in Feudum ad Antonio De Alexio di una salina nell’isolotto di Altavilla; nel 1451 dell’impianto della salina Milo e di quella di San Teodoro; nel 1488 dell’impianto della salina Morana e di quella chiamata “ Li Bucchichelli “ ; nel 1491 dell’impianto della salina Reda, la quale era dotata di un "bivarium piscium";  nel 1492 dell’impianto di altra salina nell’isola di  Altavilla al maestro razionale Gerardo de Bonanno ; nel 1504 della salina Anselmo; il 17 novembre dell’anno 1504 è stata rilasciata la concessione ad impiantare salina  nell’isolotto della Calcara al Vice Almirante   Antonio de Alfonso da parte di Ferdinando il Cattolico nella città Reale di Medina del Campo; nel 1506 la salina chiamata “di li Bilichi “;nel 1507 della salina Todaro, Grignano e “ della Grazia “.
Il Porto di Trapani, che fino a prima era stato scalo e crocevia eccellente dei commerci mediterranei, principalmente per la pesca e per l’attività del corallo, divenne Centro di esportazione del bianco prodotto verso tutti gli orizzonti d’Europa prima e poi del Mondo.
L’industria del sale trapanese raggiunse i Paesi del Mediterraneo, grazie all’importanza del porto, divenuto tappa d’obbligo per le navi che provenivano dall’Africa e dal Mediterraneo orientale.
Nel 1412 Ferdinando I, con l’unificazione della Sicilia alla corona spagnola, ridusse l’isola al rango di Viceregno.
Il commercio risentì della nuova situazione politica, che vide i mercanti spagnoli occupare posti di prestigio sia in campo amministrativo che commerciale.
La caduta di Costantinopoli (1453) e la scoperta dell’America privarono il porto di Trapani della sua posizione privilegiata sulle principali vie commerciali del Mediterraneo.
Per quanto riguarda il commercio del sale la situazione migliorò quando i Veneziani persero l’isola di Cipro (1572) e, non potendo più sfruttare quelle saline, furono costretti a rifornirsi presso le saline trapanesi.
Il numero delle Saline crebbe notevolmente e nel 1583, così come tramandatoci dal Trasselli, le saline in Trapani in funzione erano 16, con una produzione di 56000 salme di sale.
In quel periodo le saline in produzione erano: Salina Grande, Anselmo, Morana, Reda, Fardella, Chiusa Grande, Chiusicela, Calcara e San Lorenzo.
Sono state poi 31 nel 1865, 39 nel 1881 e 53 nel 1936.
Gravissimi danni si ebbero nel 1624 a causa della peste bubbonica, il porto venne chiuso ed a chiunque venne vietato di entrare o uscire dalla città; per tale divieto il sale prodotto negli anni 1625-1630 rimase invenduto.
Negli anni successivi la situazione subì un leggero miglioramento, considerato che tutto il prodotto, da quanto riporta l’Orlandini, pari a 40-50 mila salme, venne esportato.
Nei primi anni del settecento il commercio del sale peggiorò a causa della guerra di successione spagnola: le saline lavoravano senza alcun profitto, anche se il sale veniva esportato fuori dal Mediterraneo, nei paesi dell’Europa nord-occidentale; nel 1719 non si produsse sale a causa degli eventi bellici.
Sotto la dominazione Austriaca, l’esportazione del sale conobbe alti e bassi.
Nel 1730 ebbe inizio il periodo della grande esportazione ed erano ancora attive le saline esistenti a fine cinquecento, di cui conservavano il nome: Abrignano, Anselmo, San Lorenzo, Badia, Calcara, Chiusa, Chiusicela, Garraffo, Milo, Modica, Reda, Morana, Paceco, Salina Grande.
Inoltre, fra le isolette affioranti a sud del porto di Trapani, già circondato da una larga ragnatela di saline, ne vennero costruite delle nuove: Abrignatello, Galia e San Francesco ad opera di Giuseppe Gianquinto, discendente da antenati specializzati nella costruzione e conduzione delle saline, il quale, infine, chiese ed ottenne per sé un privilegio, dato da Ferdinando III di Borbone, per la costruzione, a ridosso dell’isoletta della Zavorra, di una salina, oggi detta Nuova.
A queste quattro saline, favorite dalla vicinanza delle banchine di imbarco, si aggiunse poco dopo quella del Ronciglio.
Quando il regno di Napoli divenne indipendente, la Sicilia ebbe un notevole sviluppo economico-commerciale.
Anche Trapani ne risentì e nel 1798 la città superava i 24000 abitanti, dei quali buona parte trovava impiego nell’attività della salicoltura.
Nel secolo XIX il sale trapanese conquistò i mercati del Lombardo-Veneto e dell’Austria, ma l’apertura delle saline sarde, da parte di una società francese, mise in crisi l’industria trapanese, a cui venne meno uno dei mercati più redditizi.
Secondo il Benigno,  Trapani nel 1810 contava oltre 50 capitalisti che si erano arricchiti col commercio ed era anche sede di 13 Consolati e Viceconsolati Stranieri.
La decisione del governo di Napoli di rendere le Saline Trapanesi monopolio dello Stato colse di sorpresa i proprietari che inviarono al Re una supplica nella quale si dichiaravano contrari all’esproprio; supplica accettata dal Re, il quale ordinò "che nessuno poteva essere costretto a cedere sue proprietà se non per causa di pubblica utilità e mediante una giusta e preventiva indennità".
Ecco perché, per stabilire il prezzo della indennità, il Secreto di Trapani, all’epoca il Marchese Antonio Fardella, diede incarico ai funzionari della Secrezia di stimare tutte le Saline esistenti.
Nel 1840, con l’abolizione del dazio, decretata dal governo Borbonico, l’economia siciliana registrò una ripresa non solo nel campo delle attività produttive e commerciali tradizionali, ma anche nel commercio del sale ed in nuove attività agricole.
Dopo l’unificazione del Regno d’Italia  le saline esistenti erano 31, di cui 20 nel territorio di Trapani e Paceco e 11 in quello di Marsala.
Lo sviluppo del centro urbano trapanese, avvenuto dopo l’abbattimento delle mura nel 1870, orientò l’espansione della città verso zone dove originariamente si trovavano saline e aree paludose.
L’espansione della città, impedita verso Sud dalla costruzione della strada ferrata Trapani - Palermo, si indirizzò verso Est fino a giungere alle falde del monte Erice, trasformando in aree fabbricabili la zona occupata dalle saline Collegio, Modica, Garaffo, Milo e Brignano.
Lo scoppio della prima guerra mondiale creò un parziale incremento dell’attività del sale, fino a raggiungere la punta massima di 18.000 tonnellate.
Dopo gli eventi bellici iniziò un lento e progressivo declino, per i costi notevoli di produzione ed anche per la concorrenza di altri paesi produttori, al chè alcuni proprietari, per contenere i predetti costi, trasformarono parte delle saline in peschiere, altri preferirono ridurre l’area salifera, altri ancora, per non abbandonarle, preferirono coltivarle senza trarne alcun guadagno.
Nel secondo dopoguerra si ebbe una lieve ripresa, poiché si riaprirono i mercati dei paesi nordici e del Giappone.

    Con la normalizzazione dei rapporti tra i vari Stati e con la riapertura delle saline dell’Asia, venne meno il flusso del sale verso il Giappone e per il sale trapanese si ripresentò il problema della conquista dei mercati europei.

APPROFONDIMENTI: LA SALICULTURA