L'acqua del mare, l'energia del vento ed il calore del sole sono gli elementi che, indirizzati dall'opera dell'uomo, producono il prezioso sale.
Per la produzione è necessario un mare ad alta salinità,  la presenza quasi costante di vento e una scarsa piovosità.
Il principio della lavorazione del sale è semplice: si convoglia gradatamente l'acqua di mare in diverse vasche di dimensioni e livelli differenti, provocando l'evaporazione e lasciando depositare il cloruro di sodio sul fondo, da dove poi viene raccolto e trasportato nell’argine principale detto “ariuni”.
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L'acqua di mare viene convogliata nelle grandi vasche, le prime  chiamate "fridde", a ridosso della costa.
Da qui, attraverso canali e chiuse, l'acqua viene trasferita in vasche meno grandi e profonde delle "fridde", chiamate vasche "d'acqua cruda o retrocalda".
Le vasche successive, per consentire una migliore evaporazione e concentrazione del cloruro di sodio, diminuiscono di ampiezza e profondità, ma aumentano di numero.
La frammentazione dei bacini è importante per accelerare l'evaporazione dell'acqua provocata dal vento e dal sole.
I canali muniti di chiuse trasferiscono l’acqua dalle vasche chiamate "messaggere o ruffiane" alle vasche denominate  “retrocalde”, favorendo, durante il trasferimento, una parziale evaporazione.
L’ultimo gruppo di vasche  sono le "calde", quadrate, accostate su due file, una in comunicazione con le "messaggere", le altre con le "caselle", dove termina la produzione del sale che, frantumato, si raccoglie e si trasporta  sull’argine principale detto “ariuni”.
I cumuli di sale vengono poi ricoperti di tegole di terracotta, dai tenui colori della terra e del sole, per prevenire nella bassa stagione che l’acqua piovana diminuisca la quantità.
L'antica fatica della raccolta del sale è stata recentemente attenuata dall'apporto delle nuove tecnologie, ma anche cosi il lavoro delle saline resta molto duro.
Nelle “caselle” dette anche “caselle salanti” con una pala, detta “u palu di rumpiri”, si frantuma la crosta e si raccoglie il sale formando diversi mucchi  che  viene trasferito con  un nastro trasportatore, che ha sostituito  le ceste che venivano caricate sulle spalle, nell’argine principale;  mentre pompe a gasolio o elettriche hanno sostituito le pale dei mulini a vento.
Il fondo delle vasche salanti ora viene rullato da macchine schiaccia sassi al posto del rullo di legno o di pietra tirato a mano.
Parte degli antichi attrezzi usati per la coltivazione del sale, - pale, ceste, spire di Archimede, rullo di pietra -, sono conservati presso  un’area adibita a “Museo a cielo aperto”.